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La Lobesia botrana è un lepidottero tortricide comunemente nota con il nome di tignoletta della vite, dell'uva o verme dell'uva.
L'adulto presenta le ali anteriori macchiettate di vari colori ed ha un´apertura alare di circa 8 mm. L´uovo è lenticolare, appiattito, subrotondo (0.6x0.7 mm), giallastro alla deposizione, poi grigio chiaro, iridescente. La
larva neonata è (ca. 1 mm) di colore nocciola chiaro o biancastro con capo bruno. La
larva matura (ca. 8-10 mm) va dal giallo-verdastro a verde scuro o grigio ardesia con aree serifere più scure.La crisalide (4-6 mm) è verdastra prima, poi più o meno scura o fulva, con apice leggermente sporgente e munito nel complesso di 8 setole unicinate.
In Italia centrale, la Lobesia
botrana svolge 3 generazioni all´anno. Nel nord Italia le generazioni possono
ridursi a 2, mentre nel meridione, grazie alle condizioni climatiche più
favorevoli, può svilupparsi una quarta generazione dell´insetto. L´andamento
termico può modificare in parte questo comportamento, influenzando lo
sviluppo ed il numero delle generazioni annuali.
Nei mesi invernali, il fitofago ha incrisalidato dentro un bozzolo sericeo
nascosto sotto il ritidoma del ceppo o tra le screpolature dei pali di sostegno.
I primi adulti compaiono dalla metà di Aprile all´ultima decade del mese di
Maggio. Per aspetto e dimensioni i maschi e le femmine sono indistinguibili,
volano nelle ore crepuscolari e l´accoppiamento ha luogo pochi giorni dopo lo
sfarfallamento. Le femmine fecondate depongono le uova sui bottoni fiorali, sui
pedicelli e sul rachide e dopo 1-2 settimane di incubazione nascono le larve che
erodono i fiori avvolgendoli con fili sericei a formare caratteristici
glomeruli. L´incrisalidamento avviene all´interno dei glomeruli o in altri
ripari. Il secondo e terzo volo di adulti avvengono rispettivamente da fine
Giugno a metà Luglio e tra Agosto e metà settembre. Le larve nate da queste
ultime generazioni erodono gli acini in superficie o vi praticano profondi fori
di penetrazione. Le larve dell´ultima generazione, giunte a maturità, cercano un
riparo e si incrisalidano, avviandosi alla diapausa.
La tignoletta è distribuita ampiamente nel sud Europa con propagini verso l´est europeo e asiatico /è presente anche in Giappone). Si rinviene anche nei climi più: caldi dell'Europa centro-settentrionale (es. Inghilterra) e fu infatti descritta per la prima volta in Australia nel 1776.
Gli adulti volano al crepuscolo (attività crepuscolare) e sono
favoriti da temperature superiori ai 15°C, con un ottimo fissato a 250. Il primo
volo degli adulti di Lobesia botrana inizia, normalmente, ai primi di aprile ed
il momento di maggior attività degli adulti si ha durante il tramonto e l´alba
con temperature superiori ai 12°C. Il volo degli adulti si protrae per circa 45
giorni. La massima presenza di adulti (picco) si osserva, mediamente, a cavallo
tra aprile e maggio. Alla temperatura di 15°C, quasi sempre dopo il tramonto,
possono avvenire accoppiamenti e circa 24 ore dopo la fecondazione le
ovideposizioni.
La durata degli stadi pre-immaginali è massima a 14°C
(rispettivamente 20, 60, 70 giorni per lo sviluppo di uova, larve e crisalidi) e
diminuisce progressivamente a temperature superiori sino a raggiungere valori di
circa 3-4 volte minori a 25-26°C. La durata di sviluppo ottimale dello stadio
embrionale è, a 25°C, di 4,5-5 giorni, mentre per lo sviluppo larvale, sempre a
25°C, è di circa 18 giorni. Per quanto riguarda le crisalidi, ad una temperatura
ottimale di 26°C, la durata di sviluppo è di 7-8 giorni. Sempre in laboratorio,
a temperature costanti, la durata di sviluppo larvale è di circa 25-26 giorni a
20°C e 60 giorni a 14°C . Per le uova, a 20°C la durata è di 7-8 giorni. Al di
sotto di 14°C lo sviluppo pare fermarsi. Per ciò che riguarda le crisalidi a
20°C la durata è di quasi 40 giorni.
La mortalità della Lobesia è crescente a valori superiori ai 25°C
e particolarmente elevata oltre i 35°C sino a divenire totale nel volgere di
poco tempo a questi valori di temperatura. La presenza di Lobesia è fortemente
condizionata dalla temperatura di 35-37°C per larve e uova così come hanno
effetto negativo le gelate primaverili. Per ciò che riguarda le basse
temperature la sopravvivenza diminuisce rapidamente per valori decrescenti al di
sotto di 14°C sino a divenire totale attorno ai 10°C. Infatti, la mortalità, in
termini di percentuale, è massima a temperature inferiori ai 10°C o superiori ai
35°C sia per uova, larve e crisalidi. Per ciò che riguarda lo sviluppo
embrionale, si nota che a 10°C nessun uovo schiude. La temperatura ottimale è di
25°C mentre a partire da 30°C la percentuale di uova schiuse diminuisce sino ad
annullarsi a 35°C, temperatura alla quale l´uovo si disidrata. Limitatamente
agli adulti si è osservato che, per temperature al di fuori del range di
sviluppo 8-28°C la mortalità aumenta sensibilmente. Le alte temperature estive
unitamente a bassi valori di umidità dell´aria, sembrano in grado, in alcuni
anni ed in alcuni ambienti, di ridurre notevolmente le infestazioni.
La fertilità, risultata da esempi di laboratorio, variava fra 9
uova, ad una temperatura di ovideposizione di 29,6°C e umidità relativa
dell'86%, e 382 uova a 24,1°C e umidità relativa dell'83,5%.
I danni arrecati dalle larve sono generalmente gravi nel corso della seconda e ancor più della terza generazione e consistono nella distruzione diretta dei grappoli, trasmissione diretta di muffe
e batteri e nel richiamo di altri minuscoli insetti saprofagi.
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